Religioso, Vescovo, filosofo, teologo, naturalista, chimico, maestro di San Tommaso d’Aquino. È Albrecht von Bollstädt, meglio conosciuto come Alberto Magno, uomo di grande cultura, soprattutto nelle scienze naturali, che ha lasciato una somma teologica, divenuta modello della celebre Somma teologica dell’Aquinate.
Alberto era di origini germaniche, essendo nato a Lauingen sul Danubio (Baviera), ai primi del XIII secolo, da una famiglia della piccola nobiltà locale. A 16 anni, lo troviamo a Bologna per gli studi. Continuò a perfezionarsi a Venezia e a Padova, dove frequentò i corsi in lettere e in medicina e, nel 1223, entrò nell’Ordine dei Domenicani, nella città patavina. Studiò anche teologia a Parigi e a Colonia, dove lo troviamo come insegnante. I suoi primi lavori furono dei commenti agli scritti dello Pseudo-Dionigi l’Areopagita. Era dotato di un’intelligenza eccezionale, fu maestro non solo nelle discipline teologiche e filosofiche, ma anche nell’osservazione dei fenomeni naturali. Durante il suo soggiorno a Parigi, approfondì lo studio degli scritti del filosofo Aristotele che influenzeranno tutta la sua opera. Voleva rendere disponibile, alla cultura latina e armonizzare con la tradizione cattolica, il pensiero del filosofo greco. Già in vita veniva chiamato “Magno”.
“Era una femmina inquieta e vagante... insegnava da maestra contro ciò che insegnava San Paolo, comandando che le donne non insegnassero”. È il giudizio del Nunzio Apostolico in Spagna, l’Arcivescovo Filippo Sega, su Teresa di Gesù, al secolo Teresa de Ahumada. Nel definirla una girovaga aveva ragione, perché nel 1577 aveva già fondato 12 monasteri per tutta la Spagna e aveva percorso più di cinquemila chilometri. Tutto ciò con i mezzi dell’epoca, su strade che non si potevano definire tali, con tutti i disagi che comportava trasferirsi da una parte all’altra del regno, specialmente per una donna e ancor di più per una monaca. E pensare che nella sua esistenza arrivò a fondare ben 17 monasteri con pochissimi mezzi economici, problemi di salute, e innumerevoli difficoltà nel trovare case disponibili da adattare a conventi religiosi. La sua colpa originale, per l’epoca, fu di essere donna e, oltretutto, riformatrice della vita consacrata anche maschile.
Nel Medioevo, i cristiani iniziarono a riflettere con più intensità sulla sofferenza di Maria, la Madre di Gesù, specialmente nel momento della Passione. Maria è l’unica persona che è rimasta sempre fedele a Cristo, dalla nascita fino alla Croce.
Fondatore del Regno d’Ungheria nell’anno Mille ed evangelizzatore del suo popolo, re Stefano I non è solo il Santo patrono della nazione ungherese, ma anche una figura centrale dell’identità del popolo magiaro.
Regina e imperatrice, rimane ancora oggi una delle figure più luminose del Medioevo cristiano: donna forte, generosa e capace di governare con una competenza che raro è trovare anche nei cronisti del suo tempo.
Giuseppe Allamano nacque, il 21 gennaio 1851, a Castelnuovo Don Bosco, in Piemonte, in una famiglia profondamente religiosa. La madre, Maria Anna Cafasso, era sorella minore di San Giuseppe Cafasso. Ella fu per il piccolo Giuseppe un modello di vita e di fede.
La memoria di Papa Marcello I, ricordato dal Martirologio Romano il 16 gennaio, appartiene a una delle fasi più complesse della storia della Chiesa antica. Le fonti che ne parlano sono poche e spesso discordanti, tanto che la sua figura emerge più per frammenti che per una narrazione lineare. Di certo si sa che fu Vescovo di Roma agli inizi del IV secolo, che il suo pontificato fu breve e che venne sepolto lungo la via Salaria, nel cimitero di Priscilla, dopo la morte avvenuta lontano dalla città.
Quirico e Giulitta, due martiri del IV secolo: madre e figlio di appena tre anni, uccisi insieme a Tarso, nell’attuale Turchia. Giulitta era una matrona di stirpe regale, di Iconio in Licaonia, regione centrale dell’odierna Turchia.
La festa liturgica della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo fu istituita per commemorare l’apparizione il 16 luglio 1251 a San Simone Stock, all’epoca priore generale dell’Ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo utilizzo.
Non si conosce con esattezza l’anno di nascita di Ubaldo Baldassini, probabilmente, fu verso il 1085, a Gubbio. Era l’unico figlio maschio di Rovaldo Baldassini, e di Giuliana. Rimase orfano di padre da bambino e, poco dopo, perse anche la madre. Di lui si occupò suo zio Ubaldo. Ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1115, e tre anni dopo, divenne priore della Cattedrale di San Mariano.
Si impegnò nel riformare la vita canonicale, vista la decadenza morale, perché la vita comune era un’eccezione, e ne risentivano la pastorale e il culto divino.
Si legge nel volume I lustri antichi e moderni della Città di Forlì: “Sebben nato in Toscana, è stato riconosciuto come un germoglio dell’arbore forlivese dalla stessa sacra Congregazione de’ Riti sotto li 28 gennaio 1752 nel Decreto, in cui concede la Messa, e l’Offizio alla Città di Forlì, la quale anche nel presente anno 1755, con unanimi voti de’ Consiglieri, l’ha acclamato per uno de’ suoi Protettori”.
Caterina di Favarone, appartenente alla famiglia Offreduccio e sorella minore di Chiara d’Assisi, nacque nella città umbra nel 1197. Quando non aveva ancora compiuto sedici anni maturò il desiderio di seguire l’esempio della sorella maggiore, scegliendo una vita improntata alla povertà evangelica e allo stile francescano.
Nel cuore del XVII secolo, durante il regno di Luigi XIV (1638-1715), la Francia si ritrovava ancora ferita dalle devastazioni delle guerre di religione. All’interno della Chiesa, intanto, si diffondeva un’interpretazione spirituale severa e austera: il giansenismo. Questa corrente, lontana dallo spirito di misericordia, tendeva a instillare nei fedeli più timore che amore verso Dio. Intanto, seguendo le linee tracciate dal Concilio di Trento, fiorivano nuove comunità religiose. Tra esse, nel 1610, nacque ad Annecy l’Ordine della Visitazione di Santa Maria, fondato da San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca de Chantal. I due fondatori consideravano il loro Ordine come un dono nato dal Cuore stesso di Gesù e di Maria, frutto del sacrificio di Cristo.
Il simbolo dell’Ordine era un cuore sormontato da una croce, cinto da spine e trafitto da due frecce, inciso con i nomi sacri di Gesù e Maria. Nel 1626, su richiesta dei Gesuiti, un monastero della Visitazione si stabilì a Paray-le-Monial, destinato a diventare un luogo chiave per la diffusione della devozione al Sacro Cuore. È lì che visse Santa Margherita Maria Alacoque.
Nata nei pressi del Charolais e battezzata il 25 luglio 1647, dimostrò sin dalla prima infanzia una spiccata sensibilità religiosa. Cresciuta in un ambiente profondamente cristiano, sviluppò presto un legame intimo con Cristo, specialmente nell’Eucaristia. A soli cinque anni, durante una Messa celebrata nella residenza della sua madrina, pronunciò spontaneamente un voto di castità, segno precoce della sua vocazione.
Alla morte del padre, Margherita e sua madre si trasferirono presso parenti dal temperamento duro. In quel contesto difficile, trovò conforto nella preghiera, che divenne il rifugio dell’anima. Fu proprio in quel periodo che cominciò a vivere esperienze mistiche, con visioni ricorrenti del Cristo crocifisso o flagellato, anche in momenti inattesi, come durante una serata mondana a cui era stata invitata. Pensava che tali esperienze fossero comuni a tutti, e non le considerava straordinarie. Gesù stesso le insegnava come pregare: inginocchiarsi, riconoscere le proprie colpe, e donarsi a Lui in silenzio.
All’età di 24 anni, il 20 giugno 1671, rispose alla chiamata divina entrando nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, dopo aver percepito chiaramente nel cuore le parole: “È qui che ti voglio”. In occasione della sua professione religiosa, il 6 novembre 1672, visse esperienze mistiche profonde. Durante la preparazione alla professione, pur continuando i suoi compiti quotidiani (tra cui la cura dell’asinella del convento), ricevette nuove intuizioni sul mistero della Passione di Cristo.
Negli anni seguenti, fu protagonista di fenomeni mistici sempre più intensi. Il 1º luglio 1673, durante la recita dell’ufficio liturgico, fu guarita improvvisamente da una grave afonia attraverso una visione di Gesù sotto forma di Bambino. Poco dopo, ebbe anche la visione di San Francesco d’Assisi avvolto nella gloria, che divenne per lei una guida nei momenti di prova.
Tra il 1673 e il 1675, ebbero luogo le cosiddette Grandi Apparizioni, durante le quali Cristo le rivelò il suo Cuore colmo di amore e dolore per l’indifferenza degli uomini, soprattutto nei confronti dell’Eucaristia. Chiese che venisse istituita una festa liturgica in onore del Sacro Cuore, da celebrarsi con fervore e speciale devozione. Questa solennità, che oggi conosciamo come la solennità del Sacro Cuore di Gesù, venne ufficialmente riconosciuta nel 1765 e poi estesa a tutta la Chiesa nel 1856.
Nel 1675, a Paray-le-Monial arrivò Padre Claudio de La Colombière, un Gesuita di rara intelligenza e sensibilità, destinato a diventare il confessore e sostenitore spirituale di Margherita. All’inizio, Padre Claudio sottopose la giovane religiosa a un attento discernimento per verificare l’autenticità delle sue esperienze, e giunse infine a riconoscerla come un’anima visitata dalla grazia. Le consigliò di abbandonarsi con fiducia allo Spirito, ma anche di non trascurare i doveri comunitari in favore della sola preghiera individuale. Le ordinò anche, per obbedienza, di scrivere tutto ciò che viveva interiormente.
Nel 1676, Padre La Colombière fu destinato alla corte inglese come predicatore della duchessa (di) d’York, mentre Margherita continuava il suo cammino spirituale. Lentamente, la comunità religiosa si aprì al messaggio del Sacro Cuore e iniziò ad adottarne le pratiche: l’Ora Santa, la venerazione dell’immagine del Cuore trafitto, e la diffusione della festa voluta da Cristo.
Nel 1684, Marguerite-Marie visse un’esperienza spirituale chiamata “nozze mistiche”, nella quale consacrò sé stessa in un’unione profonda e totale con Cristo. Fu poi nominata maestra delle novizie, che guidò insegnando loro che il cammino verso la santità passa attraverso la devozione al Sacro Cuore, “la via più breve per arrivare a Dio”. Nel 1686, all’interno del giardino del monastero fu edificata una cappella dedicata al Sacro Cuore, dove venne celebrata per la prima volta la relativa festa.
Sempre nel 1686, pronunciò un voto di perfezione, impegnandosi a vivere ogni passo della regola e ogni sofferenza come offerta totale al Cuore di Gesù. Nell’ottobre 1690, una grave febbre la costrinse a letto. I medici, impotenti, dissero che la causa del suo male era l’eccesso d’amore.
In punto di morte, rivolgendosi alle sorelle, disse con umiltà: “Ardo... Se fosse per amore divino, sarebbe una consolazione. Ma non ho mai saputo amare Dio perfettamente. Pregate per me e amatelo voi, con tutto il cuore, per colmare ciò che io non ho fatto. Che gioia amare Dio! Oh, che felicità!”. Morì il 17 ottobre 1690, dopo aver ricevuto i Sacramenti, pronunciando i nomi di Gesù e Maria. La notizia della sua morte si diffuse rapidamente in città: “La santa è morta!”, dicevano. Fu beatificata da Pio IX nel 1864 e canonizzata da Benedetto XV nel 1920.
Cornelio, forse appartenente alla nobile famiglia dei Cornelii, fu eletto Papa nel 251 per le sue qualità di bontà, prudenza e umiltà. Prima della sua elezione, durante il periodo di sede vacante, Novaziano, un prete colto e influente, aveva guidato temporaneamente la Chiesa. Alla nomina di Cornelio, Novaziano si oppose, accusandolo di essere troppo indulgente verso i cristiani che, durante le persecuzioni, avevano rinnegato la fede (i cosiddetti lapsi), provocando così uno scisma rigorista.
Non era simbolica la croce che aveva, ma concreta, segno della sua intima unione con Cristo e solidale con le sofferenze di tutta l’umanità. La conservava Chiara da Montefalco impressa nel suo cuore, come poterono constatare le sue consorelle alla sua morte.
San Giovanni de Matha, fondatore dell’Ordine della Santissima Trinità, nacque a Faucon — piccolo centro alpino della Provenza e feudo legato ai Conti di Barcellona — attorno alla metà del XII secolo, secondo alcune fonti il 24 giugno 1154, secondo altre il 23 giugno 1160.
Sette mercanti, nel giorno dell'Assunzione di Maria del 1233, si riunirono in un oratorio a Firenze. Erano tutti benestanti e appartenevano all’antica nobiltà cittadina. Si chiamavano: Bonfiglio Monaldi, Buonagiunta Manetti, Manetto dell'Antella, Amadio degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni, Alessio Falconieri.
Antonio è un monaco considerato il padre del monachesimo. La sua esperienza è conosciuta attraverso la Vita di Antionio, attribuita a Sant’Atanasio d’Alessandria, scritta nel 360. Nato a Coma, sulla riva sinistra del Nilo, in Egitto, nel 251 circa da una ricca famiglia, a diciotto anni rimase orfano. Due anni dopo, prendendo alla lettera il Vangelo, vendette tutti i suoi beni e li distribuì ai poveri. Si ritirò nel deserto e cominciò una vita di penitenza.
Biagio (o Blasto) e Dionigi: due santi venerati a Roma sin dall’antichità e durante tutto il Medioevo, si ha notizia nel Martirologio Geronimiano alla data del 17 giugno.
Riguardo a San Biagio, alcuni testi, tra cui gli Atti del martire San Valentino, fanno riferimento a un Blasto tribuno, condannato a morte nel 269 d.C. dall’imperatore Claudio il Gotico per la sua fede cristiana. Tuttavia, non ci sono prove certe che lo identifichino con il Santo ricordato in questa data.
Un processo farsa davanti al Tribunale rivoluzionario, una parodia di giustizia, la cui unica legge ispiratrice fu l’odio contro la religione e la Chiesa. Con un esito fatale: sedici Carmelitane Scalze di Compiègne, guidate dalla priora, Teresa di Sant’Agostino (al secolo Marie-Madeleine-Claudine Lidoine), vennero ghigliottinate in piazza del Trono a Parigi. Era il 17 luglio 1794, le sedici Carmelitane Scalze furono condotte su due carrette alla piazza per eseguire l’esecuzione.
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