Non temette le minacce e le torture pur di riscattare i cristiani incarcerati, che rischiavano di perdere la fede. È un coraggioso frate dell’Ordine della Mercede, San Raimondo, detto Nonnato (cioè “non nato”), il quale ricevette questo soprannome perché venne alla luce tramite un parto cesareo dopo la morte della madre.
Di San Silvestro non possediamo informazioni certe fino alla sua elezione alla Cattedra di Pietro nel 314, anno in cui succedette a Papa Milziade. Secondo il Liber Pontificalis, era figlio di un certo Rufino romano. Secondo alcune tradizioni, avrebbe professato apertamente la fede già sotto l’imperatore Diocleziano, fatto che ciò potrebbe aver favorito la sua scelta come guida della comunità cristiana.
“Non dimenticate mai queste tre cose: devozione al Santissimo Sacramento, devozione a Maria Ausiliatrice e devozione al Santo Padre!”. Così diceva Don Giovanni Bosco ai suoi compagni nel suo ultimo periodo.
Sant’Ignazio di Loyola nacque nel 1491 nella Casa Torre de Loyola, nei Paesi Baschi, in Spagna. Il suo nome originale era Iñigo, ed era il figlio più giovane di una famiglia numerosa, con tredici fratelli.
Non sappiamo molto di Santa Balbina, che riposa nell’omonima Basilica romana costruita in suo onore nel IV secolo nel piccolo Aventino, nel rione di San Saba. Secondo la Passio Alexandri(VI secolo) e la Passio Balbiniae et Hermetis, Balbina era figlia del tribuno Quirino.
È ricordato non solo per il suo martirio, ma anche per la fermezza nella fede, la forza davanti alle persecuzioni e la dedizione alla diffusione del cristianesimo. È San Quintino, originario di Roma e vissuto nel III secolo. Vi sono poche notizi certe su di lui. Si racconta che fosse figlio di un influente senatore di nome Zeno e che, una volta abbracciata la fede cristiana, intraprese un'opera missionaria che lo condusse fino in Gallia, insieme a San Luciano di Beauvais.
Un umile parroco che, confidando solo in Dio, riuscì a scuotere i suoi parrocchiani dall’indifferenza e dalla tiepidezza spirituali e a far rinascere la vita di fede. La sua testimonianza di sacerdote dedicato al Signore e alla salvezza delle anime, dispensatore della misericordia di Cristo, fece di lui un punto di riferimento per bisognosi, peccatori, gente alla ricerca della pace.
È l’ultimo dei Padri latini della Chiesa e ha il merito di aver guidato la società della penisola iberica, un centro di cultura e di apprendimento, cercando di unificare gli abitanti romani cattolici con i goti ariani.
Santa Barbara, martire del III secolo, è Patrona del Corpo dei Vigili del Fuoco. La sua memoria liturgica ricorre il 4 dicembre, mentre il suo culto si diffuse già a partire dal VII secolo, periodo in cui apparvero i primi Acta del suo martirio.
Di aspetto fragile, con una corporatura segnata e lineamenti irregolari, Giovanna di Valois non riuscì mai a ottenere dal padre, Luigi XI, re di Francia, quell’accoglienza che il suo carattere aperto e generoso avrebbe meritato.
Il mercoledì della Settimana Santa del 1301, meditando sulla morte del Figlio di Dio, sentì dentro di sé queste parole: “Io non ti ho amata per scherzo”. È la frase che più di ogni altra identifica Sant’Angela da Foligno, la mistica francescana che, Papa Francesco, il 9 ottobre 2013, ha canonizzato per equipollenza.
Isabella d'Aragona, regina del Portogallo, si distinse per il suo impegno nel promuovere la pace tra i sovrani e per la generosità verso i poveri. Dopo la morte del marito, il re Dionigi, decise di consacrare la propria vita a Dio entrando a far parte del Terz’Ordine di Santa Chiara, nel convento di Coimbra che lei stessa aveva fondato.
La tradizione narra che Floriano nacque nella seconda metà del III secolo, a Zeiselmauer, vicino Vienna. Venne battezzato ed educato cristianamente. Dopo alcuni anni di servizio come ufficiale nell’esercito romano, fu nominato capo della cancelleria del governatore imperiale a Lauriacum, l’attuale Lorch presso Enns in Alta Austria.
Nacque, il 3 ottobre 1458, nel Wawel, il castello reale di Cracovia, dalla nobile famiglia degli Jagelloni. Figlio di Casimiro IV, re di Polonia, venne educato religiosamente dalla madre Elisabetta d’Austria.
Nel 1471 i notabili avversi al monarca Mattia Corvino gli offrirono il titolo di re d’Ungheria, ma quando venne a conoscenza della contrarietà di Sisto IV, rinunciò al trono.
Un rampollo di nobile famiglia: a dodici anni era già abate commendatario e a ventidue Cardinale, proiettato verso una rapida e luminosa carriera ecclesiastica. Nipote di un Papa, con il tempo divenne un pastore formidabile, esemplare, uno zelante predicatore, promotore dell’attuazione dei decreti del Concilio di Trento. È San Carlo Borromeo, che non si risparmiò fatiche e avversità per riformare la Chiesa, sia nel clero e nei religiosi, sia liberandola dai poteri esterni che attentavano alla sua integrità. Per questo suo zelo subì calunnie, umiliazioni e anche un attentato, con un colpo di archibugio alle spalle mentre stava in preghiera, e dal quale uscì illeso.
Un giorno, il giovane Francesco era a cavallo per la campagna nei dintorni di Assisi, quando incrociò un lebbroso sul suo cammino. Normalmente, aveva un terrore non indifferente verso i lebbrosi, non si avvicinava alle loro case e si rifiutava di guardarli. Se ne incontrava uno per strada, girava la testa dall’altra parte e si chiudeva il naso con le dita per non sentire il cattivo odore che emanavano. Ma quel giorno, non fu uno qualsiasi. Scese da cavallo e diede al lebbroso una moneta d'argento baciandogli la mano. Poi, proseguì il suo cammino. Pochi giorni dopo, con in tasca del denaro, andò a visitare i lebbrosi dell’ospizio. Li riunì e iniziò a distribuire elemosine, baciando a ognuno la mano. Aveva vinto se stesso, e da quel momento non ebbe più timore dei lebbrosi e li servì umilmente.
Santa Rosalia visse tra il 1130 e il 1170 circa, durante il regno di Guglielmo I di Sicilia, detto “il Malo”. In quel periodo, si assisteva a un risveglio della spiritualità cristiana: finita la dominazione araba, fiorì il monachesimo sia bizantino che occidentale, sostenuto con entusiasmo dai re normanni. La vita eremitica, fatta di preghiera e solitudine, rappresentava allora una delle forme più alte di devozione.
Secondo un’antica tradizione, durante il pontificato di Papa Liberio (352-366), un nobile romano di nome Giovanni e sua moglie, non avendo figli, decisero di donare i loro beni alla Vergine Maria per far costruire una chiesa a lei dedicata. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto dell’anno 352, entrambi ebbero in sogno l’apparizione della Madonna, che li informava che avrebbe indicato con un segno miracoloso il luogo dove costruire il Santuario.
Era chiamato l’angelo dell’Apocalisse per le sue infiammate prediche sulle ultime realtà e il destino eterno che attende l’umanità. Richiamando i suoi contemporanei alla coerenza di vita con la fede professata e annunciando il Vangelo con vigore e coraggio, non temeva i potenti del suo tempo. È San Vincenzo Ferrer, nato il 23 gennaio 1350, a Valencia, in Spagna, da don Guglielmo Ferrer e da donna Costanza Miguel.
Fin da piccolo, fu portato alle cose di Dio e alla preghiera. Dopo aver compiuto brillantemente gli studi, il 6 febbraio 1368, decise di entrare nell’Ordine dei Domenicani. Perfezionò gli studi a Barcellona, Llerida, e Tolosa e, dal 1385, insegnò teologia a Valencia.
San Saba nacque, nel 439, nei pressi di Cesarea di Cappadocia. Cresciuto in una famiglia profondamente legata alla fede cristiana, viene affidato fin da giovane agli insegnamenti del monastero di Flavianae, dove riceve una formazione solida e matura il desiderio di abbracciare la vita religiosa.
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